Albert Camus: premio Nobel condannato a morte dal Kgb



Camus morì cinquantuno anni fa per un incidente, ma c’è forse un mistero, talmente misterioso, da non essere considerato tale sulla morte di questo premio Nobel.

L’incidente d’auto, in cui l’autore de La Peste e Lo Straniero rimase coinvolto, fu  inspiegabile quanto fatale, tanto che Camus fu estratto dalle lamiere contorte ancora agonizzante, con il cranio fratturato e il collo spezzato Ora, su questo triste avvenimento, sembra stagliarsi l’ombra del KGB.

E’ storicamente noto come il più giovane letterato mai insignito di un Nobel, avesse all’epoca condannato pubblicamente quanto accaduto in Ungheria e sostenuto Boris Pasternak.  Ora arriva la notizia, tramite un agente sovietico e riportata dal Corriere della Sera,  che il pneumatico dell’auto dello scrittore era stato appositamente manomesso.

A riaprire, o a creare il caso, è lo slavista o poeta Giovanni Catelli che in Repubblica Ceca ha incontrato Maria Zabranova, vedova di Jan Zabrana, scrittore e traduttore.  Catelli comincia così a dialogare con la Zabranova sul diario postumo del marito, intitolato Tutta la vita, pubblicato in edizione ridotta in Francia e in Italia, dove manca per l’appunto una testimonianza fondamentale, passata inosservata, quella sul caso Camus che riporterebbe quanto segue:

”Da un uomo che sa molte cose, e ha fonti da cui conoscerle, ho sentito una cosa molto strana. Egli afferma che l’incidente stradale in cui nel 1960 e’ moto Camus e’ stato arrangiato dallo spionaggio sovietico. Loro hanno danneggiato un pneumatico dell’auto grazie a uno strumento tecnico che con l’alta velocità ha tagliato o bucato lo pneumatico. L’ordine per questa azione e’ stato dato personalmente dal ministro Shepilov, come ‘ricompensa’ per l’articolo pubblicato su ‘Franc-Tireur nel marzo del 1957, nel quale Camus, in relazione ai fatti d’Ungheria, ha attaccato quel ministro, nominandolo esplicitamente”.