Calcio e Acciaio di Gordiano Lupi



Calcio e acciaio, libro di Gordiano Lupi, pubblicato da Acar Edizioni, sta per arrivare nelle librerie d’Italia e racconta, nelle sue pagine,  con amore e nostalgia, una storia di pallone e di vita ambientata nella Piombino da dimenticare, parafrasando il sottotitolo.

 

Il tono è decisamente proustiano, ma lo stesso Lupi, a dire il vero, aveva già preso accuratamente la mira con una delle sue opere più recenti e più sentite, cioè “Alla ricerca della Piombino Perduta”, ora però la città che l’autore tanto ama passa dal ruolo di protagonista a sfondo essenziale senza perdere d’importanza. Qui, in queste pagine un calciatore che ha appeso le scarpette chiodate al muro fa ritorno al suo passato, passato che a dire il vero gli si ripropone davanti perché destino vuole che debba finire, per tirare avanti, ad allenare una squadra di dilettanti della sua città. Così la vecchia gloria del calcio locale si appresta a passare il testimone al marocchino Tarik, calciatore talentuoso, arrivato in Italia via mare, scappando dal  villaggio africano dove ha però lasciato la moglie e i figli. Lupi in questo libro fa tutto quello che uno scrittore deve fare, come indicato da John Fante: gridare alla polvere. L’autore usa il fango dei campetti da calcio provinciali per sollevare la polvere posatasi, troppo in fretta, sui nostri pensieri e sui nostri valori, se non persi addormentati. Questo un estratto del libro:

 

“Aldo Agroppi era amico di sua madre, viveva in via Pisa, un quartiere di famiglie operaie, case bombardate durante la Seconda Guerra Mondiale, tragiche ferite di dolore, macerie ancora da assorbire. Giovanni ricorda una foto di Agroppi che indossa la maglia della Nazionale, autografata con un pennarello nero. Era stato proprio Agroppi in persona a dargliela, all’angolo tra corso Italia e via Gaeta, in un giorno di primavera di tanti anni fa, dove la madre del calciatore gestiva una trattoria, un posto d’altri tempi, dove si mangiava con poca spesa. Giovanni era un bambino innamorato dei campioni, giocava su un campo di calcio delimitato dalla sua fantasia, imitava le serpentine di rombo di tuono Gigi Riva, i virtuosismi di Sandro Mazzola, le bordate di Roberto Boninsegna, le finte dell’abatino Gianni Rivera e la vita da mediano di Aldo Agroppi, cominciata a Piombino e conclusa a Torino”.

 

Calcio e acciaio potrebbe essere presentato al prossimo Premio Strega 2014

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