Charles Bukowski Pulp – Una storia del XX secolo



Pulp, l’ultimo e discusso romanzo di Charles Bukowski, uscito postumo nel 1994. Pulp (pasticcio), un romanzo che parla dei stravaganti casi che Nick Belane,l’antieroe per eccellenza, deve risolvere nella sua spenta e poco interessante vita.
La storia ruota attorno a lui, Belane, che si considera “l’investigatore più dritto di Los Angeles”. Cinquantenne pieno di debiti e dedito alle scomesse sui cavalli, gran bevitore, passa le sue giornate in ufficio o in giro con il suo maggiolone in cerca di un nuovo pub (perchè ogni volta riesce sempre a litigare con qualcuno).  La sua vita percorre piatta e senza avvenimenti sensazionali quando gli si presentano tre casi realmente assurdi quanto sono assurdi i suoi clienti : cercare lo scrittore francese Louis – Ferdinand Céline e il Passero Rosso per conto della Signora Morte (si,proprio lei), qui descritta come una donna avvenente e seducente. Risolvere il caso di una donna alieno (e già!) che riesce a manipolare la mente, rendendo la persona completamente immobilizzata per molti minuti e cogliere sul fatto la signora Cindy Bass mentre tradisce il marito Jack.
Ovviamente tutto questo mischiato ad innumerevoli situazioni paradossali (alle quali in verità Bukowski ci ha sempre abituato), con pungente ironia “Ma il pericolo mi piaceva molto. Mi faceva fischiare le orecchie e stringere il buco del culo. Si vive una volta sola, giusto? A parte Lazzaro. Povero babbeo, lui è dovuto morire due volte. Ma io ero Nick Belane. Si fa solo un giro, sulla giostra. La vita era degli audaci.” e riflessioni amare sulla vita “Lo strizzacervelli non sapeva che l’attesa è una di quelle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire.”.
Bukowski, che sapeva di essere in dirittura d’arrivo, riempie il romanzo di se stesso, forse più delle altre sue opere. La morte aleggia in tutta la storia, come se lo stesso Bukowski si volesse preparare alla fine terrena; “Avevo gli occhi tristi e le scarpe vecchie e nessuno mi voleva bene. Ma avevo da fare.


Molti fan di Charles Bukowski non hanno apprezzato questa opera, addirittura c’è chi si chiede se non sia un libro scritto da qualcun altro. Questo romanzo sicuramente è meno Bukowskiano del solito, ma il suo marchio c’è, non tanto nello sviluppo della storia ma più per alcune riflessioni che il suo protagonista pronuncia : “La mosca stava ancora camminando sulla scrivania. Arrotolai il “Racing Form”, le diedi un colpo e la mancai. Non era la mia giornata. Né la mia settimana. Né il mio mese. Né il mio anno. Né la mia vita. Accidenti.” Noi lo consigliamo, perchè “Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia un senso, ma non può essere che tutto sia così, perché vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli dà quasi un senso. Avete capito quello che intendo? Un pessimismo ottimistico.