Chiacchiere letterarie con Roberto Saporito



Cari amici di Libri 10 oggi facciamo due chiacchiere con Roberto Saporito, scrittore che noi abbiamo conosciuto su Facebook e che vi consigliamo di seguire e di scoprire, ma lasciamo a lui la parola.

Ciao Roberto, ti va di presentarti ai nostri lettori?

Sono nato ad Alba in provincia di Cuneo, città dove ancora vivo e lavoro, ho studiato giornalismo e sono uno scrittore (e dato che suona maledettamente bene, continuo a ripeterlo), ho pubblicato il mio primo libro ["Harley-Davidson Racconti", Stampa Alternativa Editore] nel 1996 e l’ultimo ["Generazione di perplessi", Edizioni della Sera], dopo cinque romanzi [tra i quali quello che considero, forse, il mio più bel romanzo "Il rumore della terra che gira", Perdisa Pop Editore], a maggio di quest’anno, e la voglia di continuare a scrivere cresce di giorno in giorno con la convinzione che il libro più bello che scriverò sarà il prossimo e la sensazione, forte, che la mia scrittura sia veramente migliorata negli anni, che quello di cui dispongo oggi, dopo quindici anni di pubblicazioni, sia una voce finalmente mia, riconoscibile, personale.

Roberto, puoi dirci qual è il libro o l’autore che maggiormente ti ha influenzato?

Non uno ma un intero “esercito” di autori: J.D. Salinger, Ernest Hemingway, Charles Bukowski, Raymond Carver, Jay McInerney , Bret Easton Ellis, David Leavitt, Thomas Bernhard, Henry Miller, molti scrittori francesi, come Jean Paul Sartre (romanziere), Marcel Proust, Michel Huoellebecq, Jean-Philippe Toussaint, Emmanuel Carrère, Jean Echenoz, Patrick Modiano. E poi tutti i libri di Milan Kundera, Don DeLillo e Philip Roth. Senza però dimenticare Agota Kirstof, Pier Vittorio Tondelli, J.G. Ballard , Cees Nooteboom, Jonathan Coe, Douglas Coupland, Bernard Malamud, Jonathan Lethem, John Barth e Arnon Grunberg.

Tra tanti maestri, ci saranno anche quelli cattivi, no? E allora qual è il libro, l’autore o il genere che sconsigli in assoluto?
Non lo so, mi tengo alla larga dai libri che anche solo sulla carta potrebbero non piacermi.

In definitiva qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Scrivere è quello che avrei sempre voluto fare, ed è una sorta di necessità, e in più, per me naturalmente, è una cosa al limite del naturale, quasi fisiologico: scrivo perché non posso farne a meno: è così, punto. Mi piace considerarmi una sorta di “raccontatore” di storie e la forma scritta è l’unica che conosco. E poi c’è questa cosa che si ripete ad ogni mio nuovo libro pubblicato, ogni volta che arriva un mio nuovo libro (fresco di stampa, “profumato”, intonso) è sempre un’esperienza fortissima, e ogni volta come la prima: non ha prezzo.

L’ultima domanda: Stiamo girando tra gli scaffali di una libreria e scorgiamo un libro di Roberto Saporito. Qual’è secondo te un buon motivo per convincerci ad acquistarlo?
Perché è un libro che si legge in poche ore ma poi però lo si rilegge, con molta più calma e attenzione, in una settimana ritrovando tutto quello che si era perso in prima lettura e ancora perché induce a procurarsi altri libri delle stesso autore e ad aspettare con ansia la pubblicazione di un suo nuovo romanzo.