Di scrittori e di censura al tempo dei social network



La censura, per gli scrittori,  corre sul wifi.Nell’era post boom di internet dove la rete si sta allargando diventando sempre meno originale e sempre più televisiva anche il lavoro degli scrittori viene condizionato dall’ingombrante presenza dei social network.

Infatti i feedback immediati e non filtrati che possono arrivare ora su Facebook e Tweetter,  dalla Rete,  in coda a recensioni o di articoli che parlano di autori e delle loro opere, portano l’intellettuale ad autocensurarsi, o almeno così la pensa. Patrick Ness, appartenente alla schiera degli scrittori americani di libri per ragazzi  che recentemente alla Edinburgh World Writers’ Conference ha parlato della paura di vedere le proprie parole “fraintese o mal interpretate” su Twitter. “Anche se nessuno lo dice a voce alta” ha aggiunto Ness “la maggior parte di noi sembra accettare, per esempio, i commenti agli articoli del Guardian, che occasionalmente contengono spunti interessanti, ma che sono molto più spesso gli sfoghi superficiali di troll provocatori che non leggono oltre il sottotitolo”.

China Miéville, scrittore fantasy inglese , segue la stessa linea di pensieri di NEss anche se si esprime con toni decisamente più morbidi “L’autocensura era inevitabile e desiderabile” ha detto “Ci sono milioni di cose che non si dovrebbero dire […] il punto in questa discussione è comprendere la distanza tra il diritto legale di dire qualcosa i il diritto morale di non essere rimproverato per aver scritto qualcosa di sgradevole”. In sostanza, per Miéville, se uno non vuol vedersi piovere addosso cascate di fango, in qualsiasi circostanza, riguardo a ciò che scrive, è bene che si autocensuri.