Dopo il Crash di Fay Weldon



La crisi economica mondiale riempie pagine e pagine di giornali, dalla politica alla cronaca, ma nei libri è oggetto da trattare ancora con i guanti (che forse la narrativa mondiale non è pronta a rivivere temi già cari ai grandi classici?), così parliamo più che volentieri del libro di Fay Weldon, Dopo il Crash, tradotto da Nello Giuliano, e pubblicato nel nostro paese dalle edizioni E/O.

In questo romanzo vive una storia post apocalittica, dove l’apocalisse non è quello che tutti stavano aspettando cioè il disastro nucleare, l’atomo impazzito perché la distruzione è arrivata per mano la follia economica, deflagrata nel cuore dell’Europa e così in un’Inghilterra futura quanto prossima, il potere non può che essere in mano ai creditori e alle banche.

L’acqua scarseggia, la corrente elettrica non è distribuita regolarmente, i generi di consumo sono razionati e per strada girano poche automobili, soprattutto governative (quasi come in un episodio del Dottor Who).

Una letteratura militante, è proprio il caso di dirlo questa, che rispecchia i dettami di Brandes e che in queste pagine rivive nel racconto di Frances, spettatrice amareggiata e disillusa di un’epoca impazzita, che assiste lla crescente rabbia quotidiana di generazioni immobilizzati da governi incapaci o criminali.

Un libro coraggioso, troppo reale e concreto per essere catalogato come fantascienza e di cui si parla poco tropo poco, presi come siamo nel noirismo imperante, grande male della letteratura contemporanea.

Sembra quasi che ad avere un cattivo, un colpevole nero e maligno, una volta individuato, ci faccia stare bene, troppo bene anche nella fiction, mentre fuori il mondo non è così semplice come questo filone di narrativa vuole troppo spesso semplificare.