Frédéric smarrito tra i suoni in libreria



«A volte mi dico che le capacità umane non conoscono limiti obiettivi, che le uniche vere frontiere sono le nostre barriere mentali». A diciassette anni Frédéric Queloz si stabilisce con la famiglia in Israele, dopo aver vissuto a Parigi, Oslo e Berlino per inseguire la carriera del padre.

Frédéric è convinto di poter leggere i pensieri delle persone benché abbia difficoltà a capire i loro discorsi e, proprio per questo, non si separa mai da un dittafono con cui registra le parole della gente per poi trascriverle e assimilarne il significato. Così, dopo aver già esplorato lingue e territori diversi, Frédéric si accinge a ridefinire le proprie «frontiere» a Tel Aviv, e inizia un viaggio affascinante alla scoperta di una topografia sconosciuta e di un idioma misterioso. Un viaggio che lo precipita nel vuoto della propria coscienza, mentre nella «dolce follia» di questo ragazzo sradicato, capace di raccontare la propria esperienza con l’ingenua freschezza delle pagine di un diario, si riflette la schizofrenia di una nazione assediata e dai confini incerti, prigioniera degli orrori del passato.

Denis Lachaud è nato a Parigi nel 1964. Dopo gli studi universitari si è trasferito in Germania, dove si è dedicato alla regia e al teatro. Rientrato in Francia nel 1987, ha frequentato la scuola della Compagnie du Théâtre de l’Ombre di Parigi e ha fondato nel 1990 la compagnia Le Téatralala. In Frédéric smarrito tra i suoni Lachaud ripropone molti dei temi a lui più cari: la questione dell’identità, la riflessione sulla memoria e sulla lingua come deposito della coscienza e della storia degli individui. Anche per Frédéric Queloz – che a tratti ricorda Oskar Schell di Jonathan Safran Foer – la lingua è l’essenza dell’identità: «Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo in cui vivo».

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