Fuori dal gioco di Heberto Padilla premiato al Camaiore



Cari lettori torniamo a occuparci di Poesia, di quella con la P maiuscola oggi, segnalando come la Giuria Tecnica del Premio Camaiore ha conferito il PREMIO SPECIALE alla traduzione di Fuori dal gioco di Heberto Padilla, libro importante, mai pubblicato in italiano prima delle Edizioni Il Foglio, testo poetico che segna la prima frattura tra gli intellettuali e la Rivoluzione Cubana.

Fuori dal gioco (1966) ricevette un prestigioso premio UNEAC ai tempi delle sua prima uscita, in terra cubana, anche se dopo il suo autore cadde in disgrazia e fu costretto all’esilio. Heberto Padilla è uno dei poeti contemporanei più importanti in lingua castigliana. Nel 1967 si trova al centro di una polemica ideologica a causa del suo libro Fuera del juego. Nella primavera del 1971 il mondo conosce il Caso Padilla, una grande farsa montata dalle autorità culturali cubane che ricorda i processi sovietici, durante i quali gli intellettuali di prestigio, principalmente poeti e scrittori, venivano costretti a ritrattare le loro opere in una sorta di autocritica pubblica. Questo processo tocca a Heberto Padilla e a sua moglie Belkis Cuza Malé. I due intellettuali sono obbligati a ripetere un copione preventivamente concordato e orchestrato dalla Sicurezza di Stato. Nella così detta autocritica Heberto si dichiara colpevole di essere un controrivoluzionario e di aver commesso una serie di crimini politici. Tutti gli intellettuali del mondo, soprattutto di sinistra, comprendono che si tratta di un processo stalinista, reagiscono inviando lettere a Fidel Castro facendo pressione perché Heberto e sua moglie siano lasciati liberi di uscire da Cuba. Il Caso Padilla è la prima ferita aperta della Rivoluzione Cubana e la prima vera crisi attraversata dal “paradiso comunista”. Heberto Padilla viene demolito dai membri dell’UNEAC (Nicolas Guillén in testa) che seguono alla lettera le indicazioni di Fidel Castro che lo definisce “un uomo ambizioso, iscritto al cenacolo dei poeti e degli intellettuali da salotto con il solo interesse di elevarsi in una società decadente”. Le opinioni internazionali sul Caso Padilla si dividono. Da un lato c’è la maggioranza che considera l’autocritica come una vera e propria farsa, una specie di operetta velenosa concepita, guidata e condotta dalla Sicurezza di Stato. Dall’altro lato ci sono gli intellettuali allineati e disciplinati che definiscono l’autocritica genuina, considerano Heberto e Belkis alla stregua di agenti della Cia che consegnano le armi al nemico e contribuiscono al deviazionismo ideologico tra gli intellettuali e la classe politica. Il caso Padilla provoca una rottura tra gli intellettuali della sinistra mondiale e la Cuba castrista. Ci sono proteste e pressioni da parte di intellettuali come Jean-Paul Sarte, Carlos Fuente e Mario Vargas Llosa. Padilla chiede a Castro il permesso di lasciare il paese, ma gli viene negato. È soltanto grazie alla pressione di Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, che, nel 1980, Padilla viene liberato e autorizzato a lasciare il paese. In questo stesso anno conclude il romanzo En mi jardín pastan los heroes, che viene tradotto in sette lingue, persino in italiano (Nel mio giardino pascolano gli eroi, Mondadori – purtroppo fuori catalogo). Nel settembre del 2000, Padilla muore negli Stati Uniti, in una stanza di hotel dell’Alabama, per un infarto cardiaco.

Per maggiori informazioni sul libro potete visitare il seguente link (copiatelo e incollatelo nel vostro browser):

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Cubana_Fuera.htm

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