Gaiman, Batman, Repubblica e Bane: non c’è pace per l’uomo pipistrello



E’ stato lo stesso Neil Gaiman, abbastanza stizzito, a pubblicare sul suo profilo facebook quanto scritto da La Repubblica sulla strage di Denver, dove il padre di Sandman viene indicato come “il papà di Batman, e forse anche della follia di un fuoricorso di neuroscienze che ha macchiato di sangue perfino il sogno dei supereroi”.

Che il mondo dei fumetti, della graphic novel e della letteratura per nuvole parlanti, ma anche di quella classica non goda di grande considerazione in un paese dove la letteratura è morta e sepolta da tempo e si pubblicano gialli su gialli, noir su noir e poco altro ancora è un dato di fatto, ma la superficialità con cui si trattano certi argomenti, non da blogger appasisonato anche se più o meno improvvisato, ma dall’alto della torre dei media altisonanti e quotati nel nostro paese, potrebbe portarci a coniare un nuovo termine: superficialesimo.

Gaiman  non ha inventato Batman (personaggio della Dc Comics creato da Bob Kane e Bill Finger), ne ha scritto solo alcune storie. L’autore di American Gods  ha risposto, da par suo, con flemma tutta britannica: ”Questa cosa e’ un po’ folle. Personalmente credo che la colpa del massacro sia dei giornalisti italiani” chiudendo i giochi con Gaiman 1 e Repubblica 0.

Così ancora un volta, volente o nolente Batman, l’eroe che piomba sui criminali planando dall’alto dei tetti di Gotham si trova nuovamente al centro del mirino della critica. Già prima della tragica storia di Denver l’ultimo film su Batman era stato accusato da Mitt Romney di propaganda per Obama visto  il caso Baine (nemico di turno nella pellicola dell’uomo pipistrello)  che in inglese suona proprio come Bain, banca al centro di uno scandalo tutto americano, tanto che David Letterman nel suo show ha voluto così commentare: “Cosa non vuol far sapere, che guadagnava soldi? Che pagava le tasse? O sotto c’è qualcosa di più sinistro ancora?”

Nemmeno Batman potrà rispondere…