Hell’s Angels di Hunter Thompson



Ci manca da molto, sentiamo noi che siamo in qualche modo rimasti la sua mancanza, anche se non è tanto che lo scrittore post beat e inventore del gonzo journalism se ne è andato. Si è sparato come Hemingway, si è fatto cremare e le sue polveri sono state sparate alle stelle dall’amico attore Johnny Depp che lo ha impersonato nel celebre film Paura e Delirio a Las Vegas di Terry Gilliam, tratto dal suo libro intitolato Paura e disgusto a Las Vegas. Chissà perché hanno cambiato una parola…mah

Ha abbandonato questa realtà quando forse non riusciva più a trovare  meraviglie. Gli anni 60, quelli sì che sono stati un’epoca argentata, epoca delle meraviglie, una silver age esplodente , quicksilver di creatività.

In quel periodo l’America, sbatteva il mostro in prima pagina.
In un continente immenso, come solo quello americano, cresciuto con il mito di scoprire sè stesso spostandosi a Ovest perché lì l’Est è l’Eruopa, immortalato nella prosa beat di Keroauc, il mostro o i mostri in questione diventavano così gli ultimi outlaws, fuorilegge, cavalieri cromati pieni di macchie e fedeli ad una identità davvero incomprensibile ai più: gli Hell’s Angels, angeli dell’inferno
Miti, eroi che romanticamente si slanciano perdenti contro il declino verso il tramonto, come gli ulani polacchi contro i panzer tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, altro falso storico.

Gente che insomma la pensava così.” Sì, forse stai guardando un perdente, ma stai guardando uno che farà un grande casino andandosene!” da una dichiarazione di un membro.

Thompson li ha vissuti, è entrato nella loro cerchia ristretta, ha condiviso esperienze, sbronze, sballi e problemi. Anche se non ne è mai diventato un membro, tantomeno onorario. Li ha accompagnati, standosene ai margini della loro società e di tutte le società in generale, ha accompagnato gli Angels durante la loro ascesa a mito distorto, interpretandone la realtà, risolvendo la mistificazione della stampa, così nel suo resoconto-reportage, esempio puro di gonzo journalism, mostra le cose come sono andate e pensa a come sarebbero potute andare, diversificando i due livelli.
Dall’enfasi alla disperazione, dalla gloria alla polvere, dalla morte alla verità.
Libro apripista per il denso “Paura e disgusto a Las Vegas”, in realtà è il culmine di una narrativa che distrugge, smonta e vanifica le vanità dei media perché se “Non c’è verità nel giornalismo totale, vi porto allora il gonzo journalism” pensava Thompson.
Se per altri la notizia è merce, pesata al chilo e vendibile, specchietto per le allodole o scudo del perbenismo imperante, per Thompson no.
Lui si infila nelle trame, nelle larghe maglie della rassicurante ipocrisia di chi tiene saldo il potere addormentando e spaventando.
Il viaggio purtroppo terminerà malamente, lo scrittore verrà pestato dagli Angels a seguito di una incomprensione.
Ma le pagine importanti sono molte, come l’incontro scontro tra gli Angels e il poeta beat Ginsberg, il raduno trappola di Bass Lake, la marcia di Oakland e la presa di posizione sul Vietnam.
Gli Angels non sono santi e ci accompagnano lungo la strada per l’inferno in una lunga processione di Harley Davidson 7.4 fautrici di una pagana sinfonia di pistoni e carburatori.
Alla Tua Thompson!

“La finestra sul mondo può essere coperta anche con un giornale”
aforisma di S. Lec