Hemingway, Plath, Burroughs: qui dormivano gli scrittori



Un viaggio nel passato, un grande fratello voyeuristico al sapor di letteratura o un interessante saggio. Questo articolo può essere infatti tutto è il contrario di tutto, così in questo modo presentiamo il recente reportage effettuato da American Teraphy, popolare magazine d’oltre oceano, sulle camere da letto degli scrittori.

Cominciamo con  la camera da letto, o per meglio dire con una di queste, di Truman Capote, l’autore di Colazione da Tiffany’s, che andava spesso a passare l’inverno in una stanza sul mare agli Hamptons, dove ancora rimane e troneggia un letto a una piazza con tanto di pomelli d’ottone, un comodino con tavolo a vetro e una lampada da terra.

Appare invece decisamente più lussuosa la stanza della scrittrice Virginia Woolf, adornata da un  parquet lucido,un tappeto, due sedie, un tavolino in bambù e, ovviamente, una collezione di libri rilegati.

Potrebbe inquietare un poco la stanza da letto del padre della letteratura americana, cioè Ernest Hemingway a Key West, dove l’autore de Il Vecchio e il Mare, riposava in una stanza munita di travi di legno e doppia vetrata, in un letto davvero imponente.

La poetessa Sylvia Plath ha trascorso sette mesi al Barbizon Hotel for Women, nell’Upper East Side, sulla 140 East 63rd, in una stanzetta ancora visitabile, adornata da moquette, lettino addossato alla parrete e mini scrittoio ad angoli.

Chiudiamo infine con un membro della Beat Generation,  Burroughs, l’autore de Il Pasto Nudo  era solito dormire sulla Bowery, circondato da due tappeti marocchini, caldaie sbrecciate e fili della luce a vista e sembra che proprio qui scrisse: “Guardando in basso vedo il mio corpo uscire dalla stanza con intenti omicidi”