I Traditori di Giancarlo De Cataldo: recensione





Dopo aver conquistato il grande pubblico dei lettori italiano con Romanzo Criminale, Giancarlo De Cataldo
è tornato sugli scaffali delle nostre librerie con il romanzo I Traditori, un’avvincente e dettagliata analisi romanzata del Risorgimento italiano
e, per dirla con le parole dell’autore, “di quei ragazzi che hanno fatto l’Italia.

Ho studiato diari e documenti per riscoprire l’epica e le passioni di quel periodo.”
Ed il risultato de I Traditori è un lungo viaggio di otlre 600 pagine che ha quasi il sapore di un’inchiesta,
 per l’amaro che lascia in bocca e per la voglia di scoprire di più su quegli uomini che hanno fatto l’Italia dimostrando in realtà di essere anti italiani.
A saltare subito all’occhio è senza dubbio la giovane età dei protagonisti del romanzo, tutti ragazzi ancora ricchi di passioni, speranze ed aspirazioni,
a partire dagli autori che ne hanno caratterizzato l’evoluzione letteraria.
Mazzini ha cominciato a sedici anni, Garibaldi a venti, Pisacane era poco più grande.
Cavour, che passa per il grande vecchio del Risorgimento, morì ad appena cinquant’anni. Stroncato, si disse, dalla fatica dell’impresa. E forse anche dalle troppe imprese sessuali.
Erano quasi adolescenti i trecento di Sapri e i mille garibaldini, studenti e contadini.
Il Risorgimento è anche una rivolta generazionale di giovani oppressi da una plumbea gerontocrazia, una storia di giovani contro vecchi.
Del resto, una delle grandi fonti d’ispirazione è stato I vecchi e i giovani, forse il più bel romanzo di Pirandello.”
Queste le parole dell’autore Giancarlo De Cataldo che, silenziosamente, esorta i suoi lettori a risorgere costantemente dalle continue sconfitte della società e della politica italiane.