Il Giardino dei Finzi Contini, romanzo di Giorgio Bassani, compie 50 anni



In questi giorni Il giardino dei Finzi Contini, l’indiscusso capolavoro letterario di Giorgio Bassani, uno dei più importanti romanzi del Novecento, compie cinquant’anni.

Lo stesso Giorgio Bassani ne  “Il romanzo di Ferrara” ha così descritto la tomba di famiglia dei Finzi-Contini:

“La tomba era grande, massiccia, davvero imponente: una specie di tempio tra l’antico e l’orientale, come se ne vedeva nelle scenografie dell’Aida e del Nabucco in voga nei nostri teatri d’opera fino a pochi anni fa. In qualsiasi altro cimitero, l’attiguo Camposanto Comunale compreso, un sepolcro di tali pretese non avrebbe affatto stupito, ed anzi, confuso nella massa, sarebbe forse passato inosservato. Ma nel nostro era l’unico. E così, sebbene sorgesse assai lontano dal cancello d’ingresso, in fondo a un campo abbandonato dove da oltre mezzo secolo non veniva sepolto più nessuno, faceva spicco”.

Le pagine di questo libro sono concentrate sulla storia dei Finzi, ebrei di Ferrara, che vivono appartati nella loro grande villa, prima di essere travolti dall’italica, ma non solo, onta storica delle leggi razziali. In seguito alle restrizioni il mondo dei Finzi si sfalda, tutto sembra non avere più un domani e così gli amori finiscono inevitabilmente con il perdersi perdono nelle sabbie mobili del destino.

La Famiglia dei Finzi sarà deportata e tutti i membri andranno incontro a una tragica fine, vuoi per la dinamica assurdità della guerra o per l’assurda e crudele staticità dei lager, ma la Famiglia dei Finzi è il micro mondo che al meglio rappresenta il mondo esterno, devastato dalla pazzia totalitaria dei regimi del secolo scorso.

Giorgio Bassani nacque a Bologna poi visse a Ferrara infine si trasferì a Roma nel ’43, domenica  4 marzo ricorrerà l’anniversario della nascita di Giorgio Bassani e nella città estense si terranno numerose manifestazioni in suo omaggio.

Da ricordare poi che nel 1971 Vittorio De Sica volle trasportare sul grande schermo la storia e che il film omonimo valse al regista il suo quarto Oscar.