Intervista a Chiara Sorrentino, autrice di Fenomenologia del Gossip



Fedeli lettori oggi scambiano due chiacchiere letterarie e non con Chiara Sorrentino, autrice che già avete avuto modo di conoscere grazie al nostro articolo sul suo interessante libro Fenomenologia del Gossip, pubblicato dalle Edizioni Il Foglio, ma bando alle ciance e via con il gossip…

Ciao Chiara, puoi presentarti ai nostri lettori più distratti?

Ciao sono Chiara, ho 25 anni, vivo a Carpi, in provincia di Modena, sono laureata in Scienze della Comunicazione, e specializzata in Pubblicità, Editoria e Creatività d’Impresa. Da quando ho 12 anni scrivo poesie, aforismi, brevi racconti e saggi. Per me scrivere è un’istinto naturale. Mi viene spontaneo lasciare tracce scritte di quello che penso e sento in un preciso momento. E inoltre mi rendo conto che l’esprimere a parole pensieri, credenze e sensazioni mi aiuta a comprendere meglio gli altri, me stessa e anche la realtà circostante. Si tratta di riflessioni che progressivamente prendono forma, e lentamente lasciano salire in superficie degli aspetti inediti che mi aprono nuovi risvolti e prospettive. Da sempre poi sono affascinata dal ruolo che i media esercitano nella nostra società, e dalle teorie psicologiche.

A quando risale il tuo primo incontro con il mondo del gossip? 

Il mio incontro con il gossip risale ad alcuni anni fa, da quando da bambina nella sala d’attesa di qualche medico o dentista, osservavo signore e signori sfogliare- chi distrattamente e chi invece avidamente- riviste patinate piene di belle fotografie e titoli accattivanti. Mi sono sempre domandata perchè quelle riviste calamitassero così tanto l’interesse di persone di ogni sesso ed età. Poi la televisione ha amplificato la macchina del gossip con format e trasmissioni televisive incentrate esclusivamente sulla caccia allo scoop, sulle interviste ad attori, showgirl e vip più o meno bravi e famosi. L’esistenza di questi programmi in sé e per sé non è negativa, sapersi divertire con il futile non è un male se è limitato e se lascia maggiore spazio a disquisizioni più utili socialmente. Ma il gossip non è solo pettegolezzi su questo o quell’altro vip, il gossip si manifesta anche in forme più subdole e pericolose, e per questo non deve essere sottovalutato. Fare del gossip retrogrado e politically incorrect può procurare seri danni: può incitare a reazioni razziste e violente, fomentare i fenomeni di bullismo tra i bambini e gli adolescenti, e portare ad una reazione masochista e persino al suicidio le vittime di un gossip odioso e perpetrato nel tempo. Anche criticare in base all’aspetto fisico e allo stato sociale ferisce inesorabilmente la sensibilità delle persone, con la frequente possibilità di avere serie conseguenze psicologiche.

A tuo parere qual è l’importanza del gossip nell’attuale società della comunicazione?

Il gossip è una forma di comunicazione che a seconda delle sue modalità di diffusione e dei suoi intenti può giovare in una certa misura alla società rafforzandone la coesione sociale, oppure indebolirla creando delle divisioni al suo interno. Un aspetto importante della chiacchiera è infatti la sfera relazionale. Molto spesso infatti le chiacchiere tra amici, vicini di casa, o colleghi di lavoro servono soprattutto a mantenere vivi, a creare o rafforzare i contatti tra le persone. Il pettegolezzo consente quindi l’attuarsi dei rapporti sociali, enfatizzando le identità di coloro che vi partecipano, nonché la coesione, la complicità, la solidarietà, e gli interessi reciproci del gruppo di appartenenza. Il gossip in un certo senso contribuisce a proteggere la comunità da ipotetici traditori, o meglio aspira presuntuosamente a questa funzione. Smaschera i presunti traditori mostrando la loro vera natura, soprattutto se si tratta di personaggi pubblici importanti e che ricoprono quei ruoli istituzionali preposti ad offrire una linea guida comportamentale all’interno della società. Il gossip invece più bieco, che crea tensioni e divisioni all’interno della comunità, getta fango su alcuni soggetti con l’intenzione di renderli sgradevoli o minacciosi agli occhi degli altri membri del gruppo. In quest’ultimo caso in realtà, gli sfortunati obiettivi del gossip sono spesso persone che vivono una vita tutto sommato regolare, tuttavia hanno il vantaggio di tenere un alto tenore di vita e quindi l’invidia di taluni o l’interesse di molti altri (poiché ciò che non ci si può permettere lo si spia volentieri dal buco della serratura) ammanta la persona colpita di fascino e dannazione al tempo stesso.

Per convincere i lettori a comprare e leggere il tuo libro puoi dirci quali sono i  gossip più interessanti presentati nel libro?

La leggenda metropolitana più interessante è senza dubbio quella riguardante Paul McCartney, meglio conosciuta come leggenda PID (Paul is dead). C’è chi ritiene che il Paul McCartney che noi tutti conosciamo, dal 1966 ad oggi, sia in realtà uno strabiliante sosia del “vero” e defunto Paul McCartney, nato a Liverpool il 18 giugno del 1942. La leggenda vuole che il celebre musicista sia morto nel 1966 a causa di un incidente stradale, e che gli altri membri del gruppo, insieme al loro manager Brian Epstein, abbiano deciso di occultare il tragico evento e di sostituire il loro compagno con un sosia. Ci sarebbero inoltre molti indizi che i Beatles avrebbero disseminato qua e là nelle copertine dei loro album, nei testi delle loro canzoni, nelle interviste rilasciate, e in tante altre circostanze, per far emergere la verità, forse presi da un’improvviso senso di colpa per l’atto di mistificazione precedentemente commesso. La diceria invece più strana e curiosa è sicuramente quella seconda la quale il noto attore e regista Clint Eastwood sarebbe il figlio mai riconosciuto del comico Stan Laurel della celebre coppia del cinema in bianco e nero Stanlio e Olio. ll rumor nasce da una coincidenza riscontrata in una data di nascita: quella di Eastwood, e l’altra del secondo figlio di Stan Laurel, Stanley Robert, morto dopo solo pochi giorni di vita. La data è infatti la stessa per entrambi gli eventi: 31 maggio 1930. Inoltre, alcuni sostengono l’esistenza di una certa somiglianza nei lineamenti del volto tra i due attori: volto allungato, labbra sottili, naso dritto ed occhi piccoli. In ogni caso tutte le leggende metropolitane in generale, sono per me molto vicine ai sogni e agli incubi, in quanto riflettono le nostre paure e angosce, e i nostri più inconfessabili desideri. Come spiegare ad esempio quell’ampio filone di leggende che vuole alcuni miti della musica come Elvis Presley e Michael Jackson ancora vivi e vegeti, se non attraverso l’inconscio desiderio di immortalità che ci accomuna un po’ tutti? Nonostante i progressi scientifici, ogni tanto avvertiamo ancora il bisogno di cullarci tra leggende e illusioni.

Quali sono i tuoi libri preferiti?

Cime tempestose di Emily Brontë, Il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde, Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, I pilastri della terra di Ken Follett.

Puoi svelare in anteprima ai nostri lettori i tuoi progetti futuri?

Attualmente sono impegnata nella scrittura del sequel del saggio. In particolare sto approfondendo un fenomeno purtroppo molto diffuso: la spettacolarizzazione della cronaca, soprattutto di quella nera. Tragedie pubbliche, come il naufragio della nave da crociera Concordia, e private come l’assassinio di Sarah Scazzi e di Melania Rea vengono trasformate, attraverso alcuni programmi televisivi, in grottesche soap-operas incentrate sulle povere vittime e sui cruenti dettagli del loro delitto.

 

Ringraziamo Chiara Sorrentino per la sua disponibilità e cortesia e le facciamo il nostro più sincero in bocca al lupo.