Intervista: Simone Pazzaglia ci presenta il suo Amanita





 Ciao Simone, ti va di presentarti ai nostri lettori?

Ciao a tutti, per cominciare posso dirvi che  vivo in un paesino toscano, di nome Gavorrano. Ho cominciato a scrivere diversi anni fa pubblicando poi  alcuni  racconti in diverse antologie. Il mio primo romanzo si intitola “Un paese di poveri pazzi e cani” e racconta ciò che si nasconde dietro la normalità del vivere in provincia mentre questo secondo “Amanita” è una storia di Non-Amore tra un uomo e una donna che cercano in tutti i modi di farsi del male o di eliminarsi a vicenda.

Hai uno spazio tutto per te ora, usalo al tuo meglio, per presentare ai nostri lettori la tua ultima fatica letteraria, Amanita, edizioni il Foglio, un libro, a nostro dire davvero particolare in  un momento dove le storie d’amore sembrano andare per la maggiore
“Amanita” nasce da una riflessione; vediamo molte persone, me compreso probabilmente, che lottano per i diritti dei più deboli, gli animali, che operano sul sociale, che fanno campagne sulla pace nel mondo. Poi invece all’interno della famiglia, nel posto da cui non puoi scappare, riempirti di belle parole o nasconderti dietro l’apparenza, si fanno guerre e c’è di tutto tranne che pace e serenità. Partendo da questa riflessione personale ho voluto scrivere qualcosa che parlasse proprio di questo cercando di estremizzare e rendere paradossali certe situazioni negative che si vivono all’interno delle mura domestiche. “Amanita” è una riflessione e uno stimolo a guardarsi vicino e cambiare le cose lì dove siamo.

Qual è il libro o l’autore che hanno maggiormente influenzato il Pazzaglia-autore?

Ce ne sono molti e per fortuna riesco sempre a trovarne di nuovi ma credo che quelli che mi hanno influenzato maggiormente sono Charles Bukowski, Raymond Carver, Fante, Calvino, Pier Vittorio Tondelli, e anche autori meno conosciuti che continuano ad esercitare nella mia vita un fascino del tutto particolare.

E invece qual è quello che Simone sconsiglia in assoluto?

È difficile consigliarne uno in assoluto. Mi verrebbe piuttosto da sconsigliarne qualcuno, ma finirei per attirarmi delle antipatie. In generale non sopporto gli “ autori televisivi” quelli che durante l’estate trovi sparsi sotto gli ombrelloni vicino alla crema solare e il tramezzino avanzato. Di solito non leggo i best seller e neppure quelli che vengono citati su facebook come dispensassero perle di saggezza, pubblicizzate a piccole dosi da ragazzine innamorate.

Puoi dirci qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Il mio rapporto con la scrittura lo definirei terapeutico. Per me la scrittura è come una medicina o una seduta psichiatrica. Credo che in un certo qual modo faccia bene alla mia vita. Quando scrivo e sono soddisfatto ho la sensazione di essere più felice, è come se portassi a compimento una specie di missione. Se non scrivo di solito sento di non aver fatto quello che la mia vita mi chiede. Una specie di rassegnazione. In definitiva scrivendo non faccio altro che riportare su carta quello che faccio in continuazione, senza tregua, giorno e notte, pure dormendo, ovvero creare storie. Ho la testa affollata di storie e raccontarle è un modo per svuotala un po’.

E per finire, stiamo girando tra gli scaffali di una libreria e scorgiamo un libro di Simone Pazzaglia, ci illustri un buon motivo per acquistarlo?

Se vi piacciono le storie forti, immediate, veloci, viscerali. Se vi piace un linguaggio semplice e diretto…