Io non sono esterno di Giuseppe Merico



Facciamo il gioco dei titoli dei libri, vi va? Questo è un titolo composto da quattro termini. Cominciamo. La prima parola è un pronome personale soggetto…Tu? No.. Io, ecco sì: bravi.  La seconda indica negazione..no?No, è un avverbio. Non?Ecco perfetto. Quindi ora abbiamo Io non…segue un verbo ausiliare…ho…non è avere altrimenti il titolo in questione sarebbe stato Io non ho paura, invece qua parliamo di Io non sono..esatto l’ausiliare essere.
Quindi Io non sono esterno, titolo marketing scelto per libro di Giuseppe Merico, pubblicato da Castelvecchi, che si infila senza troppe remore nel filone ammanitiano di bambini e segregazioni tracciato con il libro, diventato film, Io non ho paura.
Questa la scheda libro:

“In un Salento spettrale, un ragazzino malato viene segregato dal padre nella cantina di una casa costruita ai piedi della tangenziale e davanti uno sfasciacarrozze. Seppellito vivo e costretto a vegetare nella buia umidità della sua prigione, giustifica la sua condizione con la volontà del padre di proteggerlo dopo una brutta storia di Sacra Corona Unita che l’ha visto protagonista. Nella realtà, la Sacra Corona Unita è l’unica famiglia in cui il padre del prigioniero crede ciecamente: per il figlio tenuto segregato e per sua madre c’è solo violenza e, con l’obiettivo di assoggettare completamente le vittime, l’obbligo di sottoporsi a regolari iniezioni di eroina. Soltanto Magnolia, una bambina inesistente, avrà il coraggio di scendere insieme al protagonista nei sotterranei della sua anima. Compagna immaginaria.”

Anche qui allora il protagonista è un bambino, in Salento, recluso dal padre malavitoso in uno scantinato buio con occhi poco abituati alla luce del sole. La vicenda è poi filtrata da un io narrante che tenta di cauterizzare in qualche modo le ferite dell’anima. Il libro vorrebbe poi capovolgere la tematica del conflitto intergenerazionale tra padre e figlio, stravolgendolo, deformandolo fino ad un grottesco e doloroso rapporto vittima e carnefice. Un esordio questo di Merico, coraggioso, solo un po’ troppo traballante per riuscire a camminare da solo, su gambe incerte come quelle malferme del ragazzino diabetico protagonista. Vista anche la copertina , il paragone con il libro di Ammaniti salta subito agli occhi e non è detto che sia sempre un bene, anzi.