Il soffio della storia su “La famiglia Moskat” di Singer



La famiglia Moskat  è, forse, il romanzo per eccellenza  di Isaac Bashevis Singer. Scritto in  yiddish, tradotto in inglese da Abraham e Nancy Gross (con lo pseudonimo di A.H. Gross) con la collaborazione dell’autore, fu  pubblicato per la prima volta da Alfred A. Knopf nel 1950 con il titolo The Family Moskat (è stato il primo libro pubblicato dall’autore in inglese).

 

La Famiglia Moskat racconta ultimi anni di vita della comunità ebraica polacca, proponendoci pagina dopo pagina la sua inarrestabile e lenta dissoluzione, con la tragedia della II GM e dell’Olocausto alle porte. In questo suo immenso raccontare, Singer, fa rivivere l’immensa ricchezza  di quella civiltà, con scrupolosa minuzia realistica, al tempo stesso  visionaria, proponendoci l’ampio respiro delle vicende private, spazzate via dal violento soffio della storia. La trama, articolata e abbastanza complessa, vista la moltitudine delle esistenze qui toccate dal Premio Nobel si concentra principalmente sulla famiglia Moskat del titolo, nucleo familiare di commercianti borghesi ebrei di Varsavia, capeggiato dal patriarca Meshulam Moskat. La sua progenie, poco dedita agli affari di famiglia, ha come unico interesse l’augurarsi della morte del padre per passare poi a spartirsi l’eredità .

Tutto, in qualche modo, sembra dover continuare in un lento e inarrestabile declino ma l’improvviso arrivo di Asa Heshel Bannet, giovane studioso provinciale, accelererà di fatto il decadimento della famiglia. Le prima quattro pagine del romanzo sono un vero e proprio albero genealogico, Singer, sembra aver deciso di usare questo incipt narrativo per meglio documentare, l’inizio della fine di un mondo violentemente distrutto.

In conclusione possiamo dirvi che potrebbero forse spaventare, o affascinare, i vari rimandi teologici, ma la vicenda familiare, intessuta magistralmente dal grande autore, è universalmente e generosamente umana,  capace di coinvolgere ogni tipo di lettore.

 

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