La prigione grande quanto un paese di Marco Drago



C’era una volta la DDR, cioè la prigione grande quanto un paese, come ci racconta Marco Drago nel suo ultimo libro pubblicato da Barbera Editore.

Marco Drago, all’epoca studente di lingue e letterature straniere all’Università di Genova, un anno prima della caduta del muro di Berlino, decide di andare a studiare tedesco nell’altra Germania, cioè nella Repubblica Democratica Tedesca, uno degli stati più militarizzati del mondo. Nasce così il confronto tra il mondo provinciale italiano che si accorge di essere inadeguato nelle sue pose e nelle sue citazioni di film e libri, incomprensibili oltre cortina, e un mondo, quello del socialismo reale, andato troppo oltre, prossimo ormai all’implosione. L’ambientazione de La prigione grande quanto un paese è quella di molti college novel: un campus universitario di Magdeburgo, oasi infelice in un mondo pervaso di disperazione, dove sesso e droga diventano rapidamente sinonimo di ribellione, ricordando sempre che qui si parla di un campus d’oltrecortina, popolato di ragazze e ragazzi provenienti da tutto il mondo, compresa quella parte di mondo all’epoca ancora largamente sconosciuta agli occidentali.

Non manca poi l’esperienza sessuale con una donna slovacca, già madre, intrappolata in un matrimonio infelice, lì incontrata e il furto del passaporto al momento del ritorno in Italia. Proprio questo incidente offre al lettore tutta l’assurdità di quel mondo che non c’è più, perchè, come lo stesso Drago, di fronte a quelle pagine, ci si costringe a cambiare idea sulle grandi questioni della politica e della vita in generale, lasciando perdere ogni tipo di Ostalgie, troppo poca italiana.

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