Le Vacche di Stalin di Sofi Oksanen



Dopo l’European Book Price, ottenuto due anni fa con La Purga, pubblicato qui da noi da Guanda,  i lettori italiani possono tornare a leggere Sofi Oksanen con il suo Le Vacche di Stalin, volume del 2003, che ora sempre la stessa Guanda propone al pubblico italiano nella traduzione di Nicola Rainò.

Questo è il secondo volume di una trilogia , dove al suo centro viene posta l’identità e la sua stabilità, sia essa femminile o post sovietica. Infatti la Oksanen giostra le sue vicende sull’agognata libertà dell’Estonia sovietica e sulla bulimia giovanile.

Sofi Oksanen, finlandese di madre estone, ripercorre così in questo modo la storia del paese baltico durante l’occupazione sovietica, filtrandola attraverso i problemi di un’adolescenza malata dove anche la bulimia può essere colpa del totalitarismo perché, come afferma la stessa scrittrice, “secondo alcune ricerche le persone cui sfugge il controllo della propria vita giocano come ultima carta il controllo alimentare del proprio corpo”.

Il titolo Le Vacche di Stalin, sicuramente forte quanto evocativo, si rifà alla propaganda stalinista in Estonia che promuoveva, con moto d’orgoglio, le vacche del luogo come le più grandi, le più floride e le più generose di latte in tutta l’Unione Sovietica, ma in Siberia, noto luogo di deportazione per i prigionieri politici, ovviamente di vacche nemmeno l’ombra, solo capre, ribattezzate per l’appunto ironicamente “le vacche di Stalin”.
“Quando le colombe si perdono” è il terzo titolo  già annunciato di questa saga.

Sofi Oksanen è nata nel 1977 in Finlandia, ma è di origine estone. Le vacche di Stalin, suo romanzo d’esordio, è stato finalista al Runeberg Award, uno dei più prestigiosi premi letterari finlandesi. La purga ha ottenuto i riconoscimenti: Nordic Council Literary Prize, Finlandia Award, Runeberg Award, Prix Femina, The European Book Prize.