Il Leopardo di Jo Nesbo



Il Leopardo di Jo Nesbo, tradotto da Eva Kampmann, e proposto da Einaudi nella sezione Stile Libero è un libro che con le sue 759 pagine ben figurerà sotto il vostro ombrellone. Intendiamoci, non è una vera e propria lettura da spiaggia in senso denigratorio, anzi è un libro astuto, ben dosato, che riesce a toccare diversi argomenti mantenendo sempre alta la concentrazione del lettore. Confezionato in stile dieci piccoli indiani, Nesbo parte da una dozzina di colpevoli per poi scartarli uno ad uno senza far perdere un colpo alla sua trama.

In realtà Leopardo, per i più intellettuali, potrebbe essere visto anche come una partita a scacchi tra Harry Hole, investigatore hard boiled, e l’Uomo del Male, per una gara psicologica sul cui cammino è disseminata, ad ampie dosi, la crudeltà dell’uomo. L’inizio del romanzo è in pieno stile” cinema di Bruce Willis”, infatti troviamo l’investigatore Harry Hole solo è abbandonato, un relitto umano galleggiante a Hong Kong tra droga e alcool dopo il successo spiazzante della precedente indagine, L’uomo di neve, che l’ha reso solo.
Ovviamente il male è ancora in agguato e un solo uomo (o un uomo solo nel senso di solitudine nel pieno rispetto del clichè dell’eroe solitario) può fermarlo: il nostro Harry Hole.

Così una giovane assistente di polizia, rispondente al nome di Kaja Solness, viene spedita dal commissario Gunnar Hagen a prelevare l’eroe solitario. Pop, forse un po’ troppo pop l’incipit che strizza l’occhio al cinema d’azione dì”Hollywood per un libro che farà impazzire gli amanti del genere.

“Lui dov’era? Era proprio alle sue spalle? Trattenne il respiro, rimase in ascolto. Non udí nulla, però ne percepiva la presenza. Come un leopardo. Qualcuno le aveva detto che il leopardo è talmente silenzioso da riuscire ad avvicinarsi di soppiatto al buio, a regolare il proprio respiro su quello della preda. Trattiene il fiato ogni volta che tu trattieni il fiato. Le parve di sentire il calore del suo corpo. Che cosa stava aspettando? Riprese a respirare. E in quello stesso istante le sembrò di sentire l’alito di un’altra persona sul collo. Si girò di scatto, menò un colpo con la mano ma fendette solo l’aria. Si rannicchiò, cercando di farsi piccola, di nascondersi. Inutilmente.
Per quanto tempo era rimasta priva di sensi? L’anestetico allentò la presa. Appena per una frazione di secondo. Ma bastò a darle un assaggio, una promessa. La promessa di quello che la aspettava”.