Libri: nell’editoria le dimensioni contano



La stagione estiva porta sempre con sè un ampio bagaglio di esperienze e ricordi spesso accompagnate o sottolineate dalla presenza amica dei libri.

Siamo infatti tutti pronti, o quasi, a partire per le classiche ferie d’agosto, siano esse lunghe un mese o una settimana, anche se recentemente si sente parlare in giro sempre più spesso anche di un improbabile formato week end, un fine settimana che non ha concede nemmeno il tempo di finire un buon libro.

Eppure il mondo dell’editoria, una galassia lontana lontana che vive secondo leggi fisiche tutte sue, va ancora in netta controtendenza. Infatti sarà capitato a tutti gli aspiranti scrittori, dopo aver sottoposto un manoscritto sottile, con un numero di pagine inferiore a 100 per intendersi, sentirsi dire che “No, dei libri così corti non possono essere presentati”. In effetti a volte il manoscritto sotto le cento pagine nemmeno viene considerato e letto perché ahi noi le dimensioni nel mondo dell’editoria, come in quello dei film per adulti, contano e quindi se è grosso è bene e se è piccolo non è bene, stiamo parlando del libro.

L’idea della quantità associata alla qualità sembra abbastanza retrograda nel mondo dell’editoria digitale, ma l’editoria classica, quella cartacea, è pronta a nascondersi e giustificarsi dietro improbabili costi della carta.

Se ci si pensa, più pagine ha n volume e più questi finirà con il costare, ma poi sono tute necessarie? Eresia: che il tomo del Signore degli Anelli, forse qualche pagina non se la poteva risparmiare per salvare qualche albero, vista la presenza di qualche passaggio narrativo a vuoto?

Il discorso potrebbe cambiare eccome con l’avvento dell’ebook, dove non sono le dimensioni, cioè il numero delle pagine a contare visto che tanto i Miserabili che un libro di Kerouac, una volta digitalizzati, non occupano spazio nella vostra libreria e non costano nulla in termini di carta.