L’ultimo saluto ad Agota Kristof



Agota Kristof ci ha lasciato il 27 luglio del 2011, dopo essere nata a Csikvánd in Ungheria nel 1939. Scrittrice che ha avuto una vita e un destino comune a molti delle persone nate nell’Est Europa in quel periodo.

Una notte di novembre del 1956, mentre l’Armata Rossa reprimeva la rivolta ungherese, Agota, insieme al marito e alla figlia di quattro anni, attraversa la foresta e arriva in Austria da dove poi raggiungerà la Svizzera. Assieme alla sua famiglia si stabilisce a Neuchâtel, cittadina dove vivrà fino alla morte.

Ma la vita non cominciò di certo a sorriderle e la sua prosa fu forgiata quindi dalla fabbrica, dall’alienazione figlia dell’ immigrazione, dalla separazione dal marito, colpevole di essere voluto scappare dall’Ungheria e dalla separazione, definitiva, dall’ungherese, sua lingua madre, per passare al francese. In un’intervista dichiarò:
“In Svizzera non avrei avuto nessuna possibilità se avessi scritto in ungherese. Però ho continuato a scrivere anche nella mia lingua madre per un bel po’ di tempo, almeno cinque anni”.

Dopo tanto penare, alle sue porte adottive arriva finalmente il meritato successo, con la fortunata Trilogia della città di K., opera tradotta in trentatre lingue. L’autrice, che ha ceduto quasi l’intera totalità dei suoi manoscritti all’Archivio Nazionale di Berna, è stata insignita di diversi premi internazionali, come il francese l’ Adelf, l’italiano Alberto Moravia nel 1988 e due  premi tedeschi, il Gottried Keller e lo Schiller.

L’ultimo riconoscimento le era arrivato dalla sua madre patria l’Ungheria, che quest’anno l’aveva voluta premiare con il premio Kossuth che non la scrittrice non ha potuto ritirare a causa delle gravi condizioni di salute.