Racconto per un amico di Halina Poswiatowska



C’è un libro che si dovrebbe tenere bene a mente, lì, sopra al comodino della nostra memoria, pronto per essere aperto, ogni qualvolta ne avessimo bisogno.

E’ un libro, piccolo, dove in copertina domina, il nero, dietro alla foto dell’autrice.

Un libro piccolo quanto grande, non per spessore o volume, ma per intensità.

Nelle sue pagine scorre l’amore ultimo per la vita che la scrittrice Halina Poswiatowska ha provato e raccontato in un modo originale, unico e inarrivabile.

Non c’è il significato della vita, ahinoi, non ci potrà mai essere ma c’è, assolutamente sì, il significato dell’amore per la vita, raccontato da chi ha rischiato di perderla ad ogni passo e a ogni respiro, a causa di un cuore malato.

Halina era una poetessa di Cracovia, misconosciuta ai più, afflitta da gravi problemi cardiaci.

Grazie alla sua ostinazione e alla sua forza e alle sue poesie riesce a ottenere i soldi per farsi operare negli Stati Uniti e partire per andare al di là dell’oceano, in una terra tutta nuova, dove l’unica cosa che resta è appunto la debolezza del suo cuore.

Passo dopo passo, viaggio dopo viaggio, dove il viaggio qui è anche solo una gita in bicicletta o un’uscita per andare al cinema, tutto è raccontato ad un amico, reale o immaginario che sia.

Ma tutto potrebbe anche essere raccontato ad un’amica, alla vita, che giorno dopo giorno resta con noi sfuggendo via, scivolando tra i nostri sogni, i nostri respiri e i nostri desideri, restando con noi quando siamo immersi in un oceano di problemi…

“Il mio racconto: chissà se mai lo leggerai. Guardo con diffidenza il fascio dei fogli scritti: sapranno le parole difendermi meglio del silenzio? E’ ancora possibile esprimere qualcosa con le parole? E se sì, con quali? Le ho cercate con fatica, riguardandole più volte una per una, confrontandole con il mio amore e con il mio dolore. Confrontavo il desiderio con la parola desiderio, e per il mio amore più grande – quello per la vita- cercavo le definizioni più belle. Amo la vita, amico mio, e neanche quando mi ha ferito al punto da farmi, sia pur fuggevolmente, desiderare la morte, l’ho tradita. Non dimenticare che la morte mi è stata sempre vicina, troppo vicina per non abituarmi al sollievo del suo tocco freddo, troppo prossima per non costringermi alla sua abitudine. Ricorda pure che ho amato e che l’amore mi ha condannato alla morte. E tuttavia eccomi qua, a parlare con te. Ancora una volta il mio unico amore ha vinto: sono viva, posso guardare gli alberi piegati dal vento: i miei occhi colgono lo scintillio lontano del faro. Fuori di me sento il rombo dell’acqua schiumosa; dentro al petto sento pulsare, delicatissimo, il più sensibile tra gli strumenti che misurano il tempo: il cuore. E’ ancora debole, ma batte regolare e pompa, impavido, il sangue caldo.

Ascolta amico mio: queste pagine non sono altro che il suo ritmo”

da Racconto per un amico, Halina Poswiatowska, Neri Pozza, 2006

 

Halina Poswiatowska nacque nel 1935 e morì nel 1967 in Polonia, all’età di trentadue anni. Malata di cuore fin dall’infanzia, tra il 1958 e il 1967 pubblicò quattro volumi di poesie, racconti e una piéce teatrale. Era una grande poetessa, amata e venerata dai giovani del suo paese. “Racconto per un amico” apparve nel 1967 pochi mesi prima della sua morte. E’ un’opera autobiografica in cui emerge l’indissolubile legame tra scrittura e vita che caratterizza, in un modo assolutamente particolare, il suo stile.