Sangue di cane di Veronica Tommasini



Sangue di cane è il libro che segna il buon esordio di Veronica Tommasini, scrittrice che si dimostra fin da subito interessante per questo suo uso della lingua italiana neo verista che ricorda, almeno in minima parte, operazioni linguistiche già effettuate da Cesare Pavese in altre località geografiche.

Dal duro Piemonte di Pavese siamo qui passati alla Sicilia di Siracusa, città di diseredati che ha accolto la disperazione di altri emigrati, in questo caso polacchi. Come per il linguaggio, Sangue di Cane (pubblicato da Laurana), non inventa nulla ma rielabora gettando in faccia al lettore la realtà dura e cruda di un amore che non è amore perché troppo estremo, o che forse è estremo perché è troppo amore, tra una ragazza che deve pagare le rate della macchina e un lavavetri polacco.

Storia impossibile al giorno d’oggi ma che almeno trova il coraggio di arrivare in questo libro. Perché questo libro è un libro di arrivi che segna l’arrivo della disperazione, dell’amore, della frustazione, della rabbia, nel segno di una fiction che arriva al confine ultimo della realtà.

“Polacco. Il miglior uomo che mi potesse capitare. Polacco. Il tuo sangue scorre nelle vene di mio figlio. Il tuo sangue, le tue lacrime,  il tuo seme è ciò che reclamo ancora nei segreti del mio corpo, un corpo che non smette di agitarsi al solo pensiero di una carezza polacca, di un bacio polacco,
di un amore polacco”.

Sangue di cane

Veronica Tommasini

Laurana Editore

09.2010 – Rimmel (narrativa italiana)
pp. 232 – € 16,00
Isbn: 978-88-96999-0