Scarti di Paolo Nori



Il libro sicuramente più famoso di Paolo Nori è “Bassotuba non c’è”, dove l’autore racconta a modo suo la fine di una storia d’amore ,dalla parte del piantato e, come dice lo stesso Nori per bocca di una sua fantomatica lettrice, i suoi libri si leggono per andare a vedere proprio cosa non succede.

Non succede molto nemmeno né Gli Scarti, libro pubblicato da Feltrinelli, dove Nori racconta la vita del suo alter ego Learco Ferrari, scrittore ossessionato dalla bombardite, una strana malattia, e pervaso dalla smania di giocare al computer, a free cell per la precisione.

“ Che noi veniamo dopo la generazione che aveva venti’anni negli anni quaranta che dovevan combattere c’era bisogno di soldati, dopo la generazione che avevan vent’anni negli anni 50 che dovevn costruire, c’era bisogno di costruttori, dopo la generazione che a vent’anni negli anni sessanta che dovevan contestare c’era un mondo vecchio da rifare, dopo la generazione che avevan vent’anni negli anni settanta che dovevan rampare c’era bisogno di arricchirsi noi, non dovevamo fare niente l’unica cosa non rompere troppo i maroni”.

Ecco già, questo è un pezzo tratto dagli scarti, sociologia letteraria si potrebbe definire. Nori ci sta pure simpatico, ricordo il suo incontro letterario a Torino sul Ring contro Domenico Starnone dove, invece di portare brani suoi, si presentò con un libro tradotto da lui (Disastri di  Charms), ma Scarti, perdonatemi è ancora lì, mai finito, comprato in qualche Feltrinelli per via di qualche offerta speciale. Eppure Nori lo abbiamo apprezzato, fino a “Pancetta”, tanto da leggere anche “Le cose non sono le cose”, “Diavoli”, “Spinoza” ecc… ma poi…insomma questo Scarti è ancora lì anche nello scaffale di Anobii tra i libri abbandonati e allora, consentiteci di dire che non è il libro migliore di questo scrittore che potrete scoprire invece con il consigliatissimo “Bassotuba non c’è”.

Un’ultima cosa, quasi off topic, qualsiasi manuale di scrittura destinato agli scrittori vi sconsiglia per prima cosa di non usare mai come protagonista della vostra storia uno scrittore, chissà perché, poi come in questo caso e in migliaia di pellicole gli scrittori sono sempre protagonisti.