Sylvia Plath e la sua vita: La Campana di Vetro



La campana di vetro è l’unico romanzo scritto dalla poetessa Sylvia Plath. Il libro uscì negli stati uniti nel 1963, solamente un mese prima del suicidio dell’autrice. In queste pagine, intense e terribili, viene raccontata la versione romanzata dell’esaurimento nervoso sofferto dalla poetessa ai tempi del college.

Attualmente i libri della Plath e le monografie a lei dedicate vanno a ruba, visto anche l’interesse di Hollywood per la poetessa. Sylvia nacque il 27 ottobre del 1932 a Jamaica Plain in Massachusetts. Il padre era un docente di biologia alla Boston University, specializzato nello studio delle api, mentre la madre Autelia era una professoressa d’inglese e di tedesco. Intuile dire quale genitore influenzò maggiormente l’animo della giovane donna.

Affetta da disturbi mentali , nonostante le terribili sedute di electroshock  a cui è sottoposta, si laurea in Inghilterra al Newnham College dove conosce quello che sarà poi il suo futuro marito Ted Hughes,anche’egli  poeta.  I due si sposeranno nel giugno del 1956 e Sylvia definì così la loro unione: “Le nostre menti divennero presto due parti d’una stessa operazione”.

Sylvia dopo il matrimonio non rinuncia a scrivere e piuttosto che insegnare al college preferisce accettare un posto alla reception del manicomio che l’aveva presa in cura per continuare ad avere il tempo di coltivare la sua arte. Dopo la nascita dei due figli comincia a scrivere The Bell Jar ( La campana di vetro).

Scoperto il traditemento dal marito si trasferisce con i figli in campagna. La sua produzione poetica di quel periodo è davvero eccellente, vengono, infatti composti qui i ventisei poemi della raccolta intitolata Ariel ma la felicità sembra davvero non appartenerle tanto che l’11 febbraio del 1963 prepara la colazione e mette in salvo i suoi bambini prima di avvelenarsi con il gas. Nel 1982 le sarà assegnato, postumo, il Premio Pulitzer.

Le sue parole celano mille significati perchè mille sono le immagini poetiche descritte nei suoi versi. Dietro alle sue sentite e pesate parole si nascondo mille schizofreniche voci: da casalinga a Elettra, da misogina e oppressa a emancipata e sessualmente liberata.