Tutti gli uomini del re di Robert Penn Warren



Ambientato negli anni Trenta nel Sud degli Stati Uniti, Tutti gli uomini del re è la storia di Willie Talos, un politico spregiudicato, e del suo braccio destro Jack Burden, ex giornalista ed ex studente di storia, sullo sfondo di un paese allucinato e oppresso dalle colpe del passato.

Ripresentato in una nuova traduzione nella collana Indies da Feltrinelli e 66thand2nd, il capolavoro di Warren è un classico della letteratura americana da troppo tempo assente dalle librerie italiane. Vincitore del premio Pulitzer nel 1947, considerato il miglior romanzo politico americano del Novecento e oggetto di due riduzioni cinematografiche, nel 1949 (tre Oscar) e nel 2006 (un remake con Sean Penn, Jude Law, Kate Winslet e Anthony Hopkins), è ispirato alle vicende e alla figura del governatore della Louisiana Huey Long, che giunse al potere con un programma progressista e populista finendo per rivelarsi un politico corrotto e autoritario. Labirintico, controverso, visionario, Tutti gli uomini del re è una fosca parabola dell’America – dallo schiavismo alla Depressione – che conserva, a quasi settant’anni dalla prima pubblicazione, tutta la sua forza e attualità. Cofondatore del New Criticism, primo poeta laureato del suo paese, vincitore di un National Book Award e tre premi Pulitzer (l’unico ad averlo vinto sia per la narrativa sia per la poesia), Robert Penn Warren (1905-1989) è autore di dieci romanzi e sedici raccolte liriche, oltre a racconti, poemetti in prosa, saggi storici e letterari, biografie, manuali di scrittura e retorica, libri per ragazzi. Da sempre imbevuto delle storie e delle contraddizioni del Sud (era nato a Guthrie, nel Kentucky), ereditate dai due nonni veterani confederati della Guerra di Secessione, Warren si è distinto nel secondo dopoguerra per l’attivismo sociale, diventando un portavoce di alto profilo della politica di integrazione razziale e pubblicando una raccolta di interviste ai leader del movimento per i diritti civili, tra cui Malcolm X e Martin Luther King Jr.

«Il mio unico crimine era di essere un uomo e vivere nel mondo degli uomini, e una pena speciale a cosa serviva? Il crimine e la pena, in questo caso, coincidono. Sono la stessa cosa».
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