Un grido d’allarme: le bancarelle di libri usati stanno scomparendo



Nei miei trascorsi romani se c’è qualcosa che ricordo ancora volentieri è la bancarella del Signor Alberto, giù , a Porta Pia, proprio di fronte al cinema… Sinceramente non so se sia ancora lì, ma  potete stare sicuri che ci trovavate di tutto e la clientela, affezionata od occasionale che fosse, era dipinta e variegata, dagli studenti senza un euro in tasca al collezionista di libri d’arte in cerca della chicca rara e preziosa. Eh sì che ne ho speso di tempo ma perché parlarvi di tutto ciò?

Perché in tempi di crisi come questi che stiamo vivendo, la bancarella di libri usati, una vera e proprio istituzione per gli amanti del libro che potete trovare in ogni città, dagli eleganti portici di Torino alle austere piazze di Milano fino ai vivaci vicoli di Napoli dove dietro Piazza Dante trovai una copia de L’Idea di Brandys, va scomparendo e questo articoletto vuole essere un grido d’allarme!

Insomma, chiunque ama i libri ha una sua bancarella dell’usato nel cuore e stranamente, visto il periodo di recessione economica, sconfitti anche dall’ingresso nel settore di colossi delle vendite on line, queste tipo di commercio sta andato sparendo anche a causa di alcune scelte, abbastanza miopi delle amministrazioni locali che invece di aiutare, se non addirittura incentivare questo genere, non hanno trovato da fare niente di meglio che salassare ricorrendo al canonico balzello delle tasse. La Cosap cioè la tassa che si deve pagare per l’occupazione del suolo pubblico, a Milano, ad esempio, è triplicata, passando da 10,78 euro a 37,72 ogni domenica.

Eppure per la moda nel capoluogo meneghino ci si era comportati differentemente e che forse un libro vale meno di una sfilata? A voi la risposta.