Un paese di poveri pazzi e cani di Simone Pazzaglia





Il titolo viene sempre scelto con cura e questo bel “Un paese di poveri pazzi e cani”,edito da Il Foglio Letterario, ha un retrogusto che sa tanto di Jack Kerouac. Il volume scritto da Simone Pazzaglia si concentra su una micro area a spulciare, perdonateci il termine ma visto il titolo ci sta tutto, uno spaccato di vita di Bagno di Gavorrano, un paese di provincia, perso nei sogni della Maremma.

Quella che vi viene qui descritta è una provincia matrigna, benigna, che culla i suoi abitanti tra passioni smisurate sfocianti in ossessioni e sogni di sempre cullati così a lungo da trasformarsi in veri e propri incubi della mente. La cornice prescelta dall’autore è ovviamente quella che lui conosce meglio, ma è così ben sviscerata che basta cambiare il gergo, adattare l’orecchio letterario ad un’altra parlata, diversa da questa imbastita dall’autore per ritrovarsi sotto a qualsiasi altra targa automobilistica d’Italia.
Simone Pazzaglia poi è tutto tranne che barocco, non arzigogola per nulla, anzi è scarno fino al midollo, per una scelta stilistica che ben si sposa con la decisione di raccontare la disillusione del sogno d’Italia.

Simone Pazzaglia è nato a Grosseto nel 1974. Vive a Bagno di Gavorrano. Laureato alla facoltà di Scienze Politiche di Pisa. Ha pubblicato con il Premio S.Barbara, nella collana I Sassi di Gaffi editore nel 2006 il racconto “C’era una volta una storia vera” nell’antologia Cuore di terra. Sempre
nella collana I Sassi nel 2008 ha pubblicato il racconto “A un passo” nell’antologia Le Indie nere. Questo è il suo primo romanzo.