Viaggi nello Scriptorium di Paul Auster



Mr. Blank è prigioniero in una stanza chiusa. Alcune persone vengono a trovano, sembra che lo conoscano bene, che facciano parte del suo passato. Ma lui non ricorda nulla di loro, né della propria vita. Chi è Mr. Blank? Chi sono Anna Blume e Sophie Fanshawe? Chi è John Trause? E perché tutti ce l’hanno con Mr. Blank? Che azioni terribili ha compiuto per meritarsi questa espiazione, questa prigionia?

 

Le risposte ci vengono fornite da Paul Auster nel suo volume Viaggi nello scriptorium, libretto di cento densissime pagine, dove possiamo identificare o meno Mr.Blank con Auster stesso, scrittore prigioniero della sua scrittura e della sua scrivania, allontanato da una realtà incomprensibile e dolorosa di fronte alla razionalità.

Per chi segue Auster da tempo, tutto ciò non è di sicuro una novità, lo scrittore americano formatosi a Parigi e venuto in Europa per scoprire la letteratura, è un maestro del genere meta letterario, vedi la Trilogia di New York.

In quest’opera il cantore di Brooklyn cattura fin da subito l’attenzione del lettore, disorientandolo quando apparentemente non succede nulla, c’è solo Mr. Blank (per chi sa l’inglese questo è più che un indizio) che tra una visita e l’altra al gabinetto sta leggendo il manoscritto di un romanzo incompiuto, metafora della vita e dell’arte, fino alla visita di Anna:

“Le assicuro, Mr Blank, che non è colpa sua. Uno fa quel che deve, e poi le cose capitano… chiunque se ne lamenti non capisce cosa vuol dire essere vivi”.

Il risultato è un’opera letteraria ricca di  incastri e di intime confessioni. Un libro, questo che è un manuale di scrittura per gli aspiranti scrittori (quelli che non cercano di infilare violenza ovunque per vendere).