Zorba il greco di Nikos Kazantzakis



Si parla molto della Grecia vuoi per la crisi economica, le elezioni o gli inaspettati successi agli europei 2012, ma la sua letteratura contemporanea è poco conosciuta qui da noi, per questo oggi vogliamo proporvi, un classico, un evergreen delle biblioteche di ogni dove, cioè Zorba il Greco, che molti di voi conosceranno per la sua trasposizione cinematografica.

Il libro più famoso di Nikos Kazantzakis racconta la storia dell’incontro tra uno scrittore anonimo e Alexis Zorba. L’intellettuale, tipo decisamente poco pratico, è in viaggio verso Creta dove vuole installare una miniera di lignite, ma il suo progetto viene sconvolto a causa del succitato incontro con l’ operaio sessantacinquenne sanguigno e vitale,  ma ancora  innamorato delle cose pratiche del  mondo e dei piaceri della vita, il carisma naturale di Zorba finirà con l’ammaliare lo spirito d’osservazione dello scrittore che deciderà così di raccontare al mondo l’intera vicenda.

Il romanzo è pervaso da uno spirito letterario quanto mai vivo,  anche se a volte pecca per  individualismo, maschilismo ed egoismo, ma è sempre bene in questo caso contestualizzare per comprendere almeno in parte lo spirito dei tempi originari. Val la pena di essere letto anche solo per alcuni passaggi,  come le lunghe discussioni dei protagonisti e i loro slanci di pazzia, alla fine Kazantzakis, narratore con un profondo sene of wonder, come direbbero gli anglofoni ha cercato di equilibrare il suo romanzo creando due protagonisti agli antipodi, l’alchimia regge e sembra riuscita anche se lo scorrere del tempo, su alcuni passaggi a vuoto, è stato davvero impietoso.

” Se oggi dovessi scegliermi nel mondo intero una guida spirituale, un “guru” come lo chiamano gli indiani, un “Anziano” come lo chiamano i monaci del Monte Athos, sceglierei sicuramente Zorba. Perché lui aveva tutto quello che serve a uno scribacchino per salvarsi: lo sguardo primitivo che agguanta fulmineo dall’alto il suo nutrimento; la naturalezza creativa, che si rinnova ogni mattino, di guardare incessantemente alle cose come se fosse la prima volta e di ridare la verginità ai secolari elementi quotidiani – vento, mare, fuoco, donna, pane; la sicurezza della mano, la freschezza del cuore, l’ardire virile di beffarsi della propria anima, come se avesse dentro di sé una forza superiore all’anima stessa; e infine la risata limpida e selvaggia che scaturiva da una sorgente profonda, più profonda delle viscere dell’uomo, e che nei momenti cruciali esplodeva liberatoria dal vecchio petto di Zorba; esplodeva ed era capace di demolire, e demoliva, tutte le barriere – morale, religione, patria, che le persone sventurate e impaurite erigevano per sfangarsela senza troppi danni nella propria misera vita”.