Andrea Borla e il suo Decalogo

Oggi facciamo due chiacchiere con Andrea Borla, scrittore e curatore di un’antologia abbastanza particolare, il Decalogo, ma andiamo a cominciare qui di seguito.

Ciao Andrea, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Un saluto a tutti.Ho cominciato a scrivere dieci anni fa su riviste cartacee e on line: in un primo momento si trattava di articoli e racconti, mentre successivamente mi sono concentrato sulle recensioni di libri, soprattutto di quelli pubblicati da case editrici medio-piccole. Questa attività di ricerca e di promozione di forme di scrittura non mainstream mi ha portato a entrare nel Circolo Letture Corsare di Borgaro T.se, nell’ambito del quale curo presentazioni di autori emergenti. Ho pubblicato per diversi anni articoli e approfondimenti rivolti alle scuole superiori, soprattutto di informatica, diritto ed economia. Ho pubblicato i romanzi In prima persona (Edizioni Il Foglio, 2005), Rethor&Lithil – Il preludio, Odio, Cerchi, Di cose giuste e di cose ingiuste (Edizioni Il Foglio, 2012). Nel 2010 sono stato curatore della raccolta Pater Noster – Dodici vittime per cui pregare, che può essere considerato il preludio a Il decalogo. Il mio alter ego è Piero Scacchi, un assassino che sta scontando venti anni in carcere per un delitto di cui non si e’ mai pentito. Da Odio in poi, Scacchi compare nei miei romanzi e racconti, e firma, nella finzione letteraria, raccolte come Cerchi, Pater Noster e Il Decalogo.

Come ti è venuta in mente l’idea di questa antologia?
Piero Scacchi è un assassino irredento. Non si è mai voluto confrontare con la religione. Quando ha sentito il bisogno di parlare con qualcuno ha deciso di rivolgersi allo psicologo del carcere e non al cappellano. Ho pensato che sarebbe stato interessante capovolgere la situazione: cosa avrebbe fatto se fosse stato il cappellano a rivolgersi a lui? Da questo incontro avrebbe potuto nascere uno spunto per meditare sulla religione? Su cosa avrebbe potuto meditare un assassino? La risposta a quest’ultima domanda mi è sembrata scontata: avrebbe meditato sull’unica preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, sulle parole che costituiscono la base del Cristianesimo. Così è nato Pater Noster – Dodici vittime per cui pregare, un’antologia pubblicata da Il Foglio Letterario in cui ogni versetto della preghiera diventa spunto per uno scritto di un autore diverso.
Il Decalogo può essere considerato un secondo passo in questa direzione. Il racconto che fa da cornice alla raccolta è la continuazione ideale di Pater Noster. Scacchi non è più il protagonista assoluto, ma il suo ruolo è ancora ben definito. Lo spunto per un nuovo confronto con Dio è costituito dai Dieci Comandamenti, la Legge di Dio a cui Gesù contrappone idealmente un unico precetto: ama il prossimo tuo come te stesso. Nuovamente ci troviamo di fronte a testi che mostrano quanto siano attuali, anche nel mondo contemporaneo, quelle parole pronunciate migliaia di anni fa.

Come hai selezionato gli Autori?
Questa è la domanda a cui mi sono ritrovato a rispondere più spesso sin dai tempi di Pater Noster. La risposta è semplice: sono ottimi scrittori. Lo spiego nella nota del curatore della raccolta. Molti di loro sono cari amici che ho incontrato in questi anni con Il Foglio Letterario mentre altri rappresentano scoperte che questa esperienza mi ha consentito di fare. Non ci sono altri motivi: quando si comincia un viaggio è normale chiedersi chi ci farebbe piacere di avere al nostro fianco, e la risposta più immediata è “amici o persone che stimo”. Nella raccolta, però, ho voluto prendermi gioco di chi immagina che ci siano chissà quali reconditi motivi per scegliere (o non scegliere) certi nomi. Ho inserito un capitoletto intitolato “I veri motivi che mi hanno convinto a coinvolgere questi scrittori ne Il Decalogo”: ad alcuni dovevo dei soldi persi a poker, altri sono amici degli amici, altri sono affascinanti e servono per incrementare le vendite del libro. Spero si capisca l’ironia.

I racconti, le antologie, vendono poco, ha ancora un senso proporli?
Ha senso nella misura in cui dietro alle antologie è presente un progetto organico. Non credo che un’ antologia generalista abbia (oggi) un riscontro di pubblico, a meno che non sia firmata da un nome di grande spessore. E anche in quel caso nutro molti dubbi: non sono più i tempi dei quarantanove racconti di Hemingway. I racconti sono, a torto, considerati uno scarto di lavorazione. I lettori sembrano preferire storie più articolate, hanno necessità di affezionarsi ai protagonisti e seguire le loro vicende in un arco di tempo che spesso trascende il singolo libro per sfociare in una sorta di saga. Il Decalogo è caratterizzato da una certa organicità sia di temi che di qualità dei racconti. È questa la sua forza: è una raccolta omogenea, tenuta assieme da una cornice ben definita, con una buona qualità di contenuto. Questa unitarietà non ha tuttavia limitato l’apporto degli autori, preservando il loro stile e le loro peculiarità.

A tuo parere perchè il lettore dovrebbe acquistarlo?
In primo luogo per il valore letterario dell’opera. In un mondo in cui il libro si scosta sempre più dal concetto di opera per identificarsi con quello di prodotto, il Decalogo rappresenta un ritorno alla valorizzazione dei contenuti. È inoltre un buon modo per ritornare a meditare su un tema, quello dei Comandamenti e del libero arbitrio, che costituisce un punto di partenza imprescindibile sia per i credenti, cattolici o meno, che per chi ha relegato la religione ad aspetto secondario della propria esistenza. Ma, in fondo, il vero motivo per acquistare un libro è sempre lo stesso: la lettura serve per intrattenere. È questo lo scopo principale. Se un libro regala bei momenti al lettore, allora lo scrittore ha centrato l’obiettivo. Far passare messaggi o raccomandazioni è un elemento secondario della scrittura, non trascurabile, anzi, piuttosto rilevante, ma non è questa la sua missione principale. Gli scrittori non sono vati o profeti: sono scrittori. È bene tenere conto di questa valutazione soprattutto quando ci si approccia a un’opera come Il Decalogo, caratterizzata dalla presenza di tematiche religiose. Pensare di aver infuso il Verbo nelle sue pagine sarebbe un atto di presunzione da parte degli autori.

 

 

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