Chiacchiere letterarie con Simone Ghelli

Facciamo due chiacchiere oggi su letteratura e dintorni con un autore molto attivo, Simone Ghelli, che vi consigliamo vivamente di scoprire ma senza troppi preamboli passiamo a lui la parola.

 

 

Ciao Simone,  ti va di presentarti ai nostri lettori?

Il mio percorso è un po’ difficile da sintetizzare, perché mi occupo al tempo stesso di critica cinematografica (nel ruolo di caporedattore della rivista bimestrale “Close up. Storie della visione”) e di letteratura, alla quale mi sono sempre accostato in punta di piedi, poiché mi considero un po’ un autodidatta. Forse il fascino che i libri esercitano su di me dipende proprio da questo aspetto: dal fatto che per me hanno rappresentato una scelta scellerata, contro ogni aspettativa.

Qual è il libro o l’autore che hanno maggiormente  influenzato il Ghelli-autore?

Direi che la risposta a questa domanda dipende strettamente dal tempo: dieci anni fa avrei potuto dirti Albert Camus, cinque anni fa Louis Ferdinand Céline, tre anni fa Federigo Tozzi, oggi Luciano Bianciardi.

E invece qual è quello che Simone sconsiglia in assoluto?

Più che dare un nome vorrei esporre un principio: imparare a conoscere gli editori e i loro cataloghi è un ottimo modo per evitare i tanti autori che oggi pubblicano a pagamento, che saltano a piè pari il lungo processo che porta alla messa a punto di un testo (il confronto con dei lettori esperti e con un editor, innanzitutto), e che dunque non prendono in considerazione il fatto che forse non sono ancora pronti per una pubblicazione. Dico questo perché scrivere è un mestiere, anche se non retribuito: perché è un lavoro che richiede tempo e dunque rispetto. Ma dirò di più: anche la lettura richiede tempo e studio, e proprio per questo deve esigere un libro ben fatto, che contenga tutti gli elementi indispensabili a stimolare lo spirito critico del lettore. Passando poi ai miei gusti, per principio sconsiglio tutti quegli autori che non rischiano, che non forzano le regole della lingua o del genere all’interno di cui operano.

Puoi dirci qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Direi conflittuale, perché non sono mai soddisfatto: per me la scrittura è sempre una riscrittura. Al tempo stesso, però, non riesco a rinunciare a questa forma di esercizio spirituale.

E per finire, stiamo girando tra gli scaffali di una libreria e scorgiamo un libro di Simone Ghelli, ci illustri un buon motivo per acquistarlo?

Se vi affascinano le immagini a metà tra il sonno e la veglia, se siete sensibili al tema della follia, se amate il racconto breve per la capacità di tenere insieme (anche se nello spazio di poco tempo) il caos del mondo: ecco alcuni motivi per comprare e leggere il mio libro.

 

admin
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