Il Decalogo – Dieci racconti per violare i Comandamenti di Dio

Il Decalogo, l’antologia che Il Foglio Letterario ha presentato all’ultima Fiera del Libro di Imperia, si presenta al lettore come un’opera forte, caratterizzata da una copertina dai toni apocalittici. L’errore che il lettore potrebbe commettere sarebbe quello di avvicinarsi alla raccolta, o di allontanarsi da essa, attribuendole contenuti dai tratti religiosi.

Gli autori coinvolti hanno infatti ambientato le loro storie in una contemporaneità in cui la presenza di Dio sembra lontana, quasi sotterranea. Eppure sono proprio i suoi Comandamenti a tenere banco e, indirettamente, a dimostrare che questa lontananza è in realtà illusoria, dettata da un atteggiamento noncurante e superficiale dell’uomo che tende a relegare la divinità a un soggetto privo di interesse. Dio è presente: sono gli uomini a ignorarlo e a violare con le proprie azioni i suoi precetti. Così Non uccidere di Maurizio Cometto, una storia ambientata nel mondo contadino del Piemonte e nella cui narrazione si fa uso del dialetto, è in realtà Uccidi; Non commettere atti impuri di Fabio Beccacini è una storia di solitudine e di depravazione; Non rubare di Frank Solitario presenta una coppia di ladri che sottrae non tanto la vita quanto la storia della vita delle proprie vittime; Non desiderare la donna d’altri di Bruno Osimo e Non desiderare la roba d’altri di Valerio Gaglione hanno come protagonista proprio quel desiderio da cui l’uomo dovrebbe rifuggire. Tre soli racconti non si uniformano a questa impostazione. Il primo è Non avrai altro Dio all’infuori di me di Stefano Pastor, l’unico testo della raccolta che inserisce elementi sovrannaturali nella narrazione. Il pantheon proposto dall’autore ci pone di fronte due domande a cui difficilmente possiamo trovare risposta: cosa succederebbe se in una civiltà fondata sul cattolicesimo scoprissimo che un’altra divinità, quella dei musulmani, agisce in mezzo a noi compiendo miracoli? E come reagiremmo all’idea che più divinità possano coesistere e pretendano rispetto e adorazione ognuna dai propri credenti? Dio è presente nei due racconti che il curatore dell’antologia, Andrea Borla, ha inserito all’inizio e alla fine del testo. Seguendo uno schema che già aveva caratterizzato il predecessore de Il Decalogo, il volume Pater Noster – Dodici vittime per cui pregare (Ed. Il Foglio 2010), Borla crea una cornice all’interno della quale inserire i racconti scritti dagli altri autori. Nel primo, che prende il nome da quello che appare come il comandamento del Nuovo Millennio (Non perdere la speranza) un assassino sente toccare il proprio cuore nel profondo e vede aprirsi una breccia nella severa indifferenza del proprio animo. Si trova a interrogarsi sulla possibilità della presenza di una divinità a cui quelli come lui possono rivolgere il proprio sguardo: un Dio degli Assassini, un Dio degli Irredenti, un Dio degli Indifferenti. È solo un attimo, una luce accesa e subito spenta, durata il tempo di ritornare dalla cappella del carcere alla cella in cui è rinchiuso, o è il sintomo di un cambiamento che si prospetta come irreversibile? Il tema della soggettività del bene e del male torna anche nell’ultimo racconto, Non amare, inteso come antitesi dell’unico Comandamento che troviamo nel Nuovo Testamento e che raccoglie in sé tutti i precetti: ama il prossimo tuo come te stesso. Il livello qualitativo della raccolta è decisamente alto, sia per le idee contenute nei racconti che per la forma in cui le storie sono presentate. È questo l’elemento che fa maggiormente apprezzare Il Decalogo: una cura che gli autori hanno saputo riservare a una forma letteraria oggi troppo bistrattata e ampiamente sottovalutata, quella del racconto.

Il Decalogo – Dieci racconti per violare i Comandamenti di Dio
AA.VV. a cura di Andrea Borla
ISBN 9788876065040
Il Foglio Letterario – 2014
http://www.ilfoglioletterario.it

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