Gregory Corso, il poeta beat dimenticato che si risveglia a Primavera con Botticelli

Non c’è un motivo particolare, o forse c’è sempre un motivo speciale per parlare di Gregory Corso, uno dei padri della Beat Generation, forse il meno apprezzato ma sicuramente il più trascurato.

Assieme a Kerouac, Ginsberg e Burroughs contribuì ad innovare la letteratura e la poesia americana e non solo.

Gregory incontrò Ginsberg in un locale e proprio quell’incontro è la dimostrazione di come la Poesia possa cambiare la vita e divenire salvifica.

Spartiacque della sua esistenza fu l’incontro fatale con il poeta Allen al Greenwich Village presso The Pony Stable.

Infatto prima di quella sera Nunzio Gregorio (questo il suo nome completo) arrivava da un passato turbolento con tanto di permanenza in prigione, ma dopo tutto fu diverso.

Di Gregory Corso, la scrittrice Fernanda Pivano disse:

“insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza”.

Corso, anima irrequieta e volatile viaggiò spesso in Europa e visse per un lungo periodo nel famoso Beat Hotel di Parigi, nel Quartiere Latino assieme a Ginsberg, Peter Orlovsky e William Burroughs.

Le ceneri di Gregory Corso si trovano a Roma nel Cimitero acattolico del Testaccio, vicino alla tomba di Shelley, poeta al quale si è spesso ispirato e di John Keats, altro poeta particolarmente apprezzato da Gregory.

Un passato turbolento e una formazione da autodidatta non potevano che portare Gregory, lì dove nessun poeta si fosse mai spinto, ovvero a tirare un pugno all’autore de il Nudo e il Morto Norman Mailer, proprio in seguito ad una discussione riguardante la Beat Generation.

La lingua poetica di Corso è invece colta e ricca di richiami classici.
Le immagini liriche che esplodono fresche nelle sue opere sono psichedeliche quanto infarcite di richiami alla cultura classica, una su tutte ad esempio la Primavera del Botticelli.
In questa sua poesia, improvvisamente semplice, Corso ci racconta la cultura italiana, addormentata in tutte le sue illustri figure, accompagnate da campanili ghiacciati smarriti che cercano un segno un segno solo.
Questo segno Lorenzo il Magnifico può solamente sognarlo mentre si risveglia Michelangelo con Leonardo che ha momentaneamte smarrito il suo percorso nella neve.
Non c’è segno, non c’è segno, almeno fino a quando Botticelli arriva ad aprire la porta del suo studio, quasi a significare che un’opera d’arte, una soltanto, possa rimettere in moto la Primavera culturale, già come On The Road di Kerouac fece a suo tempo.

LA “PRIMAVERA” DEL BOTTICELLI

Della Primavera nessun segno!
Sentinelle fiorentine
da campanili ghiacciati
cercano un segno –
Lorenzo sogna di destare uccelli azzurri
Ariosto si succhia il pollice.
Michelangelo si siede in mezzo al letto
… destato da nessun mutamento nuovo.
Dante getta indietro il cappuccio di velluto,
i suoi occhi sono profondi e tristi.
Il suo cane danese piange.
Della Primavera nessun segno!
Leonardo misura a passi la sua intollerabile stanza
… arrogante fissa la neve ostinata.
Raffaello entra in un bagno caldo
… i suoi lunghi capelli di seta son secchi
per il poco sole.
Aretino ricorda la Primavera a Milano; la madre,
che ora, su dolci colli milanesi, dorme.
Della Primavera nessun segno! Nessun segno!
Ah, Botticelli apre la porta del suo studio.

 

 

 

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