Il Settimo Cielo di Nagib Mahfyz, alla scoperta dell’Egitto di oggi

Nagib Mahfuz, lo scrittore che consigliamo oggi, è un nome che dirà poco ai più.

 

Nel 1988 è stato il primo scrittore arabo ad essere insignito del Premio Nobel per la letteratura.

L’Accademia Letteraria Svedese aveva così motivato la sua decisione:

 

“Attraverso opere ricche di sfumature, Nagib Mahfuz ha dato forma a un’arte narrativa araba che si adatta all’intera umanità”

 

Una scrittura araba universale.

Anzi una scrittura universale ricca di memoria e di tradizione.

 

Il Settimo Cielo, libro di racconti portato in Italia dalla Newton Compton, nella collana Nuova Narrativa ne è un esempio perfetto, anzi esemplare.

Tredici racconti sospesi nell’incanto della magia in una realtà soprannaturale in grado di dare un senso alle piccole grandi tragedie che riempiono la vita dell’uomo

 

Tutto nelle pagine di Mahfuz accade e può accadere in un vicolo della sua città, Il Cairo, governato dal crimine con il benestare placito delle autorità.

E così un delitto passionale diventa un processo divino, tra due realtà, quella umana incapace di capire e sempre pronta a interrogarsi e quella divina dove ogni cosa ha un suo perché sempre, se non in questa vita almeno, nella prossima.

 

Per comprendere l’Egitto di oggi e il mondo di ieri, basta aprire uno di questi racconti a caso, dove si passa da Hitler a Lenin, visti come entità sovrannaturali giudicate per quel che hanno fatto, così come ogni altro uomo, e non per quello che avrebbero potuto fare perché il risultato è degno di merito quanto il lavoro.

 

Mahfuz si mostra uno scrittore moderno e contemporaneo, quanto mai d’attualità, capace di giocare con memoria e tradizione senza far prevalere l’una sull’altra mostrandoci la veridicità del mondo, nuda e crudele, così com’è.

 

Egiziano, nato e morto a Il Cairo, l’11 dicembre 1911 – 30 agosto 2006 è forse l’autore giusto per tentare di capire cosa sta succedendo nel mondo arabo, dopo l’Egitto, la Tunisia e la Libia.

 

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