In Brasile i libri liberano dal carcere

Aprire un libro, in Brasile, servirà ad aprire anche le porte del carcere. Infatti il governo carioca ha deciso di promuovere  una campagna di recupero dei detenuti, educandoli attraverso la lettura. La verità rende libri, pardon liberi, ma vediamo subito in dettaglio di che cosa si tratta.

L’iniziativa funziona pressa poco così, in cambio di un monte ore di letture garantite dal detenuto, l’istituzione carceraria prevede una ricompensa, cioè l’apertura delle celle per non più di 4 giorni al mese, fino a un massimo di dodicie libri all’anno, totalizzando non più di 48 giorni di libertà complessivi.

Tutto questo è previsto dal Reembolso atraves da leitura, Rimborso attraverso la lettura per chi non mastica il portoghese, programma che promuove uno sconto di pena pari a quattro giorni al mese, se il detenuto riesce a leggere un libro entro venti/trenta giorni, anche se non finisce qui, perché il Reimbolso governativo cerca di accostare alla scrittura i detenuti, visto che chi vuole usufruire del bonus libertà dovrà scrivere un piccolo saggio sulla comprensione del testo, aspettiamoci quindi dei sequel di Le mie prigioni di Silvio Pellico.

L’idea ha scatenato, e non poteva essere altrimenti, qualche polemica ma i responsabili hanno già rassicurato tutti, spiegando come siano state adeguate previste misure di sicurezza e, ad ogni modo, non è vero che i permessi saranno concessi proprio a tutti perché un’apposita giuria di esperti, speriamo che non sia composta da critici letterari italianiavrà infatti la facoltà di decidere quali reclusi potranno usufruire del programma di recupero.

 

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